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sabato 29 ottobre 2011

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Rivendico. Oggi, rivendico. Rivendico la femmina nascosta nei miei polsi, sotto sette bracciali. Quattro fili di erba. Ed una corda. Bianca come la neve. Stringe. Ma urlo e poi mi piego in un sussurro e dopo in un sibilo. Strano serpente con le ali. Ha perso il sangue. Sputa nuvole e si ripete in rivoli e polvere. Per scomporre le sillabe e per sentire la testa piena e piena di vuoto. Comete come biglie, senza direzione. Coesistono la voglia di picchiare forte e di abbracciare. Pelle chiama pelle. E' semplice. E ci si scivola addosso, fino ad inciamparsi dentro. Per riaffiorare subito. Pelle chiede pelle. Altra pelle. Rivendico la più sfacciata leggerezza. Farfalle sulle dita. Come le stelle che rivendicano la loro luce saggia. Pulsa nell'universo, prima di coricarsi sul cuscino e di macchiare di rimmel le lenzuola. E di macchiarne la purezza e l'innocenza, tutta quella che vi palpita dentro. Galleggiano stelle nel mio cielo segreto. Io rivendico la mia fetta di oscurità perversa ed avida. Il mio buio saccente e senza regole. Si strotola come un prato. Lo strappo e lo ricucio e mi distruggo. Fino ad incollarmi lucciole sulla carne. Ieri ero lacrime e adesso puro nettare. Erano fiumi segreti, in cui la dolcezza prendeva la forma della malinconia e della delusione. Del pentimento e della pretesa. Adesso posso essere veleno, pericolosa come una lama affamata. Disegno sul vetro con la mia bocca rossa, sporca di melograno e di menzogne. Sono una bambola di pezza con un cuore di carne infilzato e labbra vermiglio disegnato. Ed in quel cuore c'è tutto, mani, sguardi, morsi e fianchi. Come se fosse una casa. Il cuore è una casa da riempire. Ed ora dentro c'è una folla che urla. Se pensassi a Dio adesso, penserei ad una frusta e a tanto vento.
Ognuno ha i suoi oggetti sacri e li usa per farsi altare.
O per pregare il suo dio.
Io ho tre granelli di sabbia ed una pagina bianca e ruvida.
Come una tela.
Molte parole e nessuna storia.
Io non so più pregare.
Io non sono fragile.
No, io non esisto.
Destino è una parola come tante.

1 commento:

  1. Che cosa tu voglia dire, vendica si
    con registrazioni rapsodiche
    di quanto in te si accumula
    sommarie apparenti delirazioni
    che a tratti corrosive spurgano
    essenze di stati d'animo
    ma intorno a te, invece che succede?
    Quando hai perso sangue e sputato nuvole
    nessuno ha visto?
    Che sia da scorticare tutto questo amore
    che qua da un tot ci gira attorno
    E' qualcos'altro forse la questione?
    Questione di vita che si svita
    e poi riavvita un po
    tanto perchè non ceda il palco
    o ci ritroviamo un po piu svitati noi di prima
    Molte parole nessuna storia. Dici bene.
    Un modo di svivere. Sviviamo tutti un po di piu
    Poi, per me, ci son forme estetiche dello svivere. Se ne fanno forme da sole, deformando pure il sole. Scriverci poi diventa strumento terapeutico. Per l'autoanalisi, almeno per me, non vale.
    Mi è sempre piaciuto come le combini te le parole. Poi, chi deve sapere sà.
    Io tanto mi ritrovo sempre nel passato prossimo. Neanche tanto, tipo mezz'ora fa. Sempre un po indietro. Poi mi accorgo e mi dico che io non esisto adesso. Credo che stando indietro si possano fermar le cose prima che accadono.
    "Sincronie di errori non prevedibili"

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